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AGLI
ADOLESCENTI PIACCIONO LE SFIDE
La maturazione comportamentale dai sei mesi all’anno di età
di Giorgio Teich Alasia
Cani Utili marzo/aprile 2009

All’età di sei mesi, alla fine di un
periodo dedicato prevalentemente alle scoperte e agli esperimenti, il
giovane cane entra in una nuova fase di maturazione, che si potrebbe
definire adolescenziale, in concomitanza con l’inizio della pubertà che
generalmente avviene tra i sei e i dieci mesi con notevoli variazioni da
razza a razza e anche da individuo a individuo. In questo periodo
cominciano a evidenziarsi molti dei comportamenti atti a definire
l’individualità dei singoli all’interno del gruppo e dell’ambiente
circostante.
Nelle femmine compare il primo estro
accompagnato da quelle numerose manifestazioni comportamentali finalizzate
alla ricerca del maschio e dell’accoppiamento. Durante il calore la
cagna lascia frequenti tracce di urina, che in questo periodo sono
caratterizzate da particolari odori, per segnalare ai maschi la propria
disponibilità. I rapporti con le altre femmine divengono più tesi e
possono verificarsi frequenti atteggiamenti aggressivi, mentre
l’attenzione per i conspecifici di sesso opposto spinge verso
comportamenti ludici e affettuosi.
Anche i maschi in età puberale
diventano più aggressivi nei confronti degli altri individui dello stesso
sesso e si possono verificare frequenti zuffe sia con i coetanei che con
cani di maggiore età. Verso i dieci mesi compare nei cuccioloni il tipico
atteggiamento di alzare la zampa nella minzione per marcare con segnali
olfattivi il territorio: nelle tracce di urina sono infatti contenuti
odori così caratteristici da rendere possibile il riconoscimento dei
singoli individui.
Molte energie del giovane cane, in
questo periodo di maturazione, si focalizzano sulla socialità di gruppo
che, essenzialmente orientata agli animali della stessa specie, in una
certa misura arriva a coinvolgere anche i rapporti con gli esseri umani.
La motivazione interiore verso la relazione con gli altri individui nelle
specie sociali, come lupi e cani domestici, svolge un ruolo quanto mai
importante poiché consente l’organizzazione del gruppo attraverso
l’armonico inserimento dei singoli nella gerarchia, vera base
dell’efficienza della collettività. In questa ottica di strutturazione
sociale un ruolo di grande importanza svolgono i comportamenti cosiddetti
agonistici, ovvero di competizione tra gli individui, in quanto non solo
consentono una efficiente strutturazione delle gerarchie ma anche il
contenimento delle dimensioni del branco attraverso l’emarginazione e
l’allontanamento degli animali in sovrannumero.
La lotta, quindi, in un’ottica di
socialità si dimostra molto utile tuttavia molti dei vantaggi che essa
consente vengono invalidati allorché le dispute tra gli individui
arrivino a svolgersi in modo talmente cruento da poter recare danni fisici
ai contendenti e di conseguenza una riduzione dell’efficienza del
branco. Si sono così evoluti in quasi tutte le specie sociali, e in modo
particolarmente evidente nei lupi e nei cani, sofisticati comportamenti
nei quali la semplice esibizione di segnali legati alla dominanza e alla
sottomissione si rivelano capaci di offrire molti vantaggi della
competizione aggressiva eliminandone gli svantaggi. La comunicazione, quindi, proprio
all'interno dei comportamenti aggressivi svolge un ruolo di primaria
importanza consentendo forme di lotta in cui gran parte delle energie
arrivano a esaurirsi su un piano di incruenta finzione. All'interno dei
confronti aggressivi, infatti, molto spesso gli animali vivono situazioni
di conflittualità emotiva, all'interno delle quali si esprimono
contemporanee tendenze sia verso l'attacco che verso la fuga, e talvolta
le stesse ritualità comunicative riescono a modificare lo stato emotivo
dei contendenti causando la resa di uno di essi. Le teatrali gestualità
del combattimento, che comprendono semplici segnali come il digrignare i
denti o l'erezione pilifera del dorso, ma anche repertori gestuali più
complessi come l’irrigidimento del corpo finalizzato a fornire un'
immagine terrifica dell'individuo, hanno proprio lo scopo di contenere i
comportamenti aggressivi in ambiti di espressione piuttosto limitati,
talvolta permettendo il superamento di situazioni di motivazione
conflittuale ma più spesso rendendo possibile lo smaltimento del
consistente patrimonio di energie finalizzato alla competizione. Questa
arriva così generalmente a svolgersi in un ambito di ridotta enfasi
emotiva e quindi in modo generalmente incruento, quasi sempre terminando
con rituali di pacificazione capaci di suscitare situazioni emotive di
tenerezza, generalmente antagoniste a quelle aggressive.
Le gestualità pacificatorie
comprendono un ampio repertorio di atteggiamenti infantili, tra i quali
sono facilmente riconoscibili il "dare la zampa", gesto che
ripropone l'atteggiamento del cucciolo nell'atto di schiacciare la
mammella materna, il distendersi a pancia all'aria, azione tesa a fornire
l'immagine di un lattante in attesa delle cure materne, nonché,
soprattutto, il ben noto atteggiamento di leccare le guance
dell'interlocutore, gesto teso a mimare l'atteggiamento del figlio
nell'atto di richiedere nutrimento alla madre. Questo rituale della
tenerezza si rivela in genere un linguaggio estremamente efficace e spesso
all'interno del gruppo svolge l'importante ruolo di contenere le soglie di
reazione aggressiva mantenendo alti livelli nell'attaccamento affettivo
tra gli individui. La gestualità della pace viene infatti utilizzata
anche in contesti non competitivi e molto spesso questo repertorio di
segnali viene utilizzato dal cane nei suoi rapporti con gli esseri umani,
nel tentativo di trovare in questi, attraverso gesti capaci di suscitare
sensazioni di spontanea tenerezza, interlocutori capaci di dargli
attenzione e affetto.
Il passaggio dalla fase puberale
all’età adulta resta estremamente impreciso in quanto si possono
verificare numerose influenze ambientali nonché grandi diversità fra
individuo e individuo. Avviene poi ancora una fase di transizione, che
dura fino ai ventiquattro mesi, durante la quale il cane vive le ultime
tensioni “adolescenziali” dopo di che entra definitivamente in una
fase di responsabile maturità.
Tra aggressione e fuga spunta la terza
via
Come si è visto nei comportamenti
legati alla competizione frequentemente si esprimono in modo simultaneo
tendenze che spingono tanto all’aggressione che alla fuga. Normalmente
la teatralità degli scontri arriva alla risoluzione di queste situazioni
di indecisione tuttavia non di rado nei momenti di maggiore ambivalenza
tra contrapposte motivazioni prendono forma azioni riorientate su stimoli
non contestuali alla situazione. Un tipico esempio di questa particolare
forma di comportamento (scolasticamente definita azione ridiretta) si può
talvolta osservare nelle prime fasi di un confronto aggressivo allorché
le energie indirizzate alla sfida con un cane di pari livello gerarchico
vengono convertite nell’aggressione o nella semplice minaccia verso un
soggetto di rango inferiore.
Simili a queste azioni ridirette le
cosiddette attività di sostituzione, interessanti comportamenti molto
facilmente identificabili nei volatili e meno nei cani, che hanno la
funzione non tanto di estraniare da contrapposte motivazioni quanto di
ridurre lo stress interiore. Tra questi lo sbadiglio, il leccarsi in modo
veloce ma compulsivo il naso e vari altri atteggiamenti quasi
impercettibili ma estremamente significativi per una comprensione delle
situazioni emotive del cane.
Sulla lettura di questi particolari
atteggiamenti di contenimento dello stress, che occorre evidenziare non
hanno finalità comunicativa, e sull’osservazione di altri particolari
atteggiamenti,
quali ad esempio il cosiddetto “cut
off” ovvero l’interruzione dello sguardo nei confronti di un
potenziale aggressore o semplicemente di un interlocutore,
un’etologa-addestratrice norvegese, Turid Rugaas, ha elaborato tecniche
di relazione col cane veramente interessanti, non tanto mirate a uno
specifico addestramento, quindi a indurre il cane verso particolari
comportamenti, ma bensì all’ottenimento di un positivo stato d’animo
interiore nell’animale, non solo importante
per il suo benessere ma anche potenzialmente propedeutico per
eventuali situazioni di educazione o addestramento.
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